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Archive for Le applicazioni cliniche

mag
15

Cellule staminali contro i danni della chemioterapia

 

Gli effetti collaterali della chemioterapia possono essere in alcuni casi così pesanti, soprattutto a livello del midollo osseo (come la diminuzione dei globuli bianchi, che porta a una maggiore suscettibilità alle infezioni),  da costringere i pazienti colpiti da tumore a interrompere le cure, riducendo così la durata della sopravvivenza.
Ora alcuni ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, hanno trovato una possibile soluzione,  impiegando le  staminali come uno  sorta di  “scudo” protettivo per il midollo,  concentrandosi in particolare su uno dei tumori più aggressivi,  il glioblastoma, che coinvolge il cervello.
Nella sperimentazione, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica  Science Translational Medicine, i ricercatori, coordinati da Hans Peter Kiem,  hanno prelevato il midollo da 3 pazienti malati, isolando le cellule staminali ematopoietiche che si specializzano nelle cellule del sangue, per modificarle geneticamente e renderle resistenti agli effetti tossici della chemioterapia.
Ci sono riusciti  inserendo al loro interno un gene modificato  (utilizzando come vettore un virus),  in grado  di garantire protezione nei confronti dei farmaci usati contro il cancro.
Una volta modificate geneticamente, le cellule sono state quindi  reimpiantate nei pazienti che, stando ai risultati della ricerca,  sono stati in grado di tollerare meglio la chemioterapia,  senza effetti collaterali negativi e con una sopravvivenza maggiore.

Categories : Le applicazioni cliniche
apr
23

Tumori ossei infantili: nuovo progetto italiano con staminali mesenchimali

 

20 anni fa il 90% dei bambini  con un tumore osseo andava incontro ad amputazioni e solo  il 10% guariva. Oggi, grazie alle nuove terapie,  ai progressi della ricerca e della medicina rigenerativa, il 60% dei bimbi malati guarisce,  nella maggior parte dei casi evitando l’amputazione.
L’impiego delle cellule staminali (MSC) mesenchimali (prelevate dal midollo e presenti anche nel sangue cordonale) per la ricostruzione di nuovo  tessuto osseo e per cure  sempre più efficaci contro i tumori ossei infantili rappresenta l’obiettivo di un nuovo progetto di ricerca, appena presentato, coordinato dall’Associazione “Noi per Voi per il Meyer” (attiva  al Dipartimento di Emato-Oncologia Pediatrica dell’Ospedale Meyer di Firenze ), che riunisce proprio le famiglie di bambini colpiti da leucemie e tumori.
Sostenuto dalla Fondazione Just Italia, con un finanziamento di 200.000 euro, il progetto coinvolgerà tre strutture di eccellenza  italiane, che lavoreranno in modo sinergico: lo spin off DIVAL TOSCANA dell’Università  di Firenze, la Cell Factory dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer del capoluogo toscano e il Centro di Ortopedia Oncologica e Ricostruttiva-Traumatologico Ortopedico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi.
La “Cell Factory”  ha il compito di espandere in vitro le staminali mesenchimali prelevate, rendendole non solo idonee, ma anche in numero sufficiente alla ricostruzione dell’osso malato, mentre il laboratorio di ricerca collegato dovrà confermarne la funzionalità e l’assenza di effetti nocivi sui malati.
Ma perchè la scelta delle staminali mesenchimali? Queste cellule  (MSC) sono  capaci di autorinnovarsi e differenziarsi,  favorendo anche  la formazione di tessuto osseo direttamente a livello del difetto tissutale, tanto da poter essere impiantate per sostituire il segmento osseo asportato  per un  tumore.

Categories : Le applicazioni cliniche
mar
12

Intervento ortopedico con le staminali a Modena

 

Oggi è possibile, impiegando le cellule staminali autologhe (dello stesso paziente), curare l’osteonecrosi, malattia dell’osso molto grave, che si localizza  soprattutto sull’anca e sul ginocchio, e colpisce circa l’1% dei pazienti sottoposti a terapia immunosoppressiva (a seguito di trapianti), con malattie sistemiche autoimmuni, come il Lupus sistemico,  leucemia in terapia antitumorale,  o  malattie del sangue, come l’anemia falciforme.
A eseguire l’intervento di iniezione di cellule staminali in un paziente con questa patologia, è stata l’equipe del professor Fabio Catani, direttore della Struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, uno tra i pochi centri in Italia ad impiegare questo tipo di terapia.
L’intervento, durato un’ora, è stato realizzato con successo su un uomo di 56 anni di Benevento, con osteonecrosi della testa femorale secondaria a terapia immunosoppressiva  per trapianto renale. La tecnica ha l’obiettivo di  rigenerare il tessuto osseo danneggiato, utilizzando cellule staminali del paziente, evitando o  ritardando  il ricorso alla protesi dell’anca e del ginocchio. Il paziente potrebbe tornare a camminare normalmente dopo un mese e mezzo di deambulazione con  le stampelle.

Categories : Le applicazioni cliniche
feb
27

Cellule staminali cardiache per curare i danni dell’infarto

 

Aumentano le conferme sull’efficacia delle staminali cardiache nella cura dell’infarto: arrivano da uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, denominato CADUCEUS (CArdiosphere-Derived aUtologous stem Cells to Reverse ventricUlar dySfunction), condotto al Cedars-Sinai Heart Institute di Los Angeles da Eduardo Marban  su 25 pazienti, 17 dei quali sottoposti all’infusione di proprie cellule staminali cardiache. L’iniezione di cellule cardiache (ottenute dalle staminali di ciascun paziente) ha ridotto nella sperimentazione la cicatrice provocata dall’evento acuto. Il team di Marban ha prelevato tramite un catetere   le cellule staminali dal cuore dei pazienti,  le ha moltiplicate in provetta,  per poi reinfonderle: dopo un anno la cicatrice causata dall’infarto si è ridotta di dimensioni. Sulla stessa rivista sono stati pubblicati tempo fa  i risultati simili  di un’altra sperimentazione clinica (studio Scipio),  condotta su 23 pazienti, da Roberto Bolli, dell’Universita’ di Louisville e Piero Anversa

Categories : Le applicazioni cliniche
feb
24

Distrofia muscolare Duchenne: 3 bambini trapiantati grazie a un familiare compatibile

 

Cellule staminali “da un fratellino o un fratellone” compatibile, per ridurre o ritardare gli effetti della distrofia Duchenne. Il trial di fase I-II in corso all’Istituto scientifico San Raffaele di Milano procede: “Sono stati trattati tre piccoli pazienti di 8-12 anni e stiamo analizzando i risultati, con la speranza che questo trattamento possa ridurre o ritardare i sintomi di questa distrofia”.
Lo spiega Giulio Cossu, supervisore dello studio, che da qualche tempo lavora all’University College di Londra. Cossu parla della ricerca a margine della X Edizione della ‘Conferenza Internazionale sulla Distrofia muscolare Duchenne/Becker‘, che vede riuniti a Roma in questi giorni esperti e famiglie per discutere degli sviluppi della ricerca scientifica e dell’approccio clinico multidisciplinare contro questa patologia.
Lo studio italiano, iniziato a marzo dell’anno scorso, è basato sul trapianto muscolare per via intra-arteriosa di mesoangioblasti (cellule staminali muscolari) donati da un familiare compatibile: “Stiamo analizzando i risultati, è ancora presto per parlare ma possiamo dire che i bambini trattati stanno tutti bene: tra 6 mesi-un anno ne sapremo di più. Se tutto va bene non avremo una ‘pillola magica’ che cura la distrofia ma speriamo di migliorare le condizioni dei pazienti”.
Si tratta, oltretutto, di studi costosissimi, finanziati dalla Comunità europea, da Telethon e da Parent Project onlus, l’associazione di genitori contro la distrofia muscolare di Duchenne/Becker.
(Roma, 17 feb. (Adnkronos Salute)

Categories : Le applicazioni cliniche
feb
6

Membrana timpanica ricostruita grazie alle staminali

 

Ora è la volta del timpano: a ricostruirlo, grazie alle cellule staminali dello stesso paziente, è stato il team chirurgico dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatra dell’ospedale Santo Spirito di Roma, guidato dal Professor Lino Di Rienzo Businco.  Il paziente, un uomo di 62 anni con  otite cronica,  perforazione del timpano e mancanza della catena degli ossicini (martello, incudine e staffa), necessaria per la trasmissione dell’impulso sonoro, nonchè portatore di una sordità trasmissiva di oltre il 70 per cento, è stato sottoposto all’intervento ricostruttivo, che ha permesso la ricostruzione della membrana direttamente attraverso il  condotto uditivo, impiegando precursori di staminali dal sangue periferico prelevato dalla vena del paziente. La catena degli ossicini è invece stata rimpiazzata da una micro-protesi in titanio. Dimesso dall’ospedale la sera stessa dell’intervento, il paziente ha  dimostrato  un recupero della sua funzione uditiva già ai primi test. Un altro passo avanti in medicina rigenerativa.

 

 

Categories : Le applicazioni cliniche
feb
6

Bambino può salvare il fratellino malato di leucemia

 

Un trapianto di cellule staminali cordonali per salvare Nathan, un bimbo inglese di tre anni affetto da leucemia linfoblastica acuta.
La notizia è comparsa qualche giorno fa su Daily Mail e conferma ancora una volta l’utilità di conservare il sangue del cordone ombelicale alla nascita di un figlio. I genitori  di Nathan,  Melanie e Michael,  dispongono, fortunatamente,  del sangue cordonale di Samuel, il figlio minore e le sue cellule staminali sono risultate compatibili e idonee al trapianto.
Aspettiamo fiduciosi di sapere notizie positive.

Categories : Le applicazioni cliniche
gen
23

Con le staminali cordonali nuova metodica contro il diabete di tipo I

 

A metterla a punto sono stati i ricercatori dell’Università dell’Illinois, che hanno pubblicato i risultati della loro sperimentazione, condotta su 15 persone, sulla rivista scientifica BMC Medicine : la nuova procedura che potrebbe ridurre la necessità di assunzione di insulina in pazienti con diabete di tipo 1, caratterizzata da una reazione autoimmune nei confronti delle cellule beta del pancreas deputate alla produzione del prezioso ormone. Consiste nell’utilizzare le cellule staminali prelevate dal sangue del cordone ombelicale capaci di addestrare i linfociti T dei pazienti a non aggredire le cellule pancreatiche.
Ma in cosa consiste in pratica la metodica? Il sangue del paziente viene prelevato e inserito in un sistema chiuso che separa i linfociti dalle altre componenti cellulari. I linfociti vengono poi messi a contatto con le cellule CB-SCs (cellule staminali umane multipotenti prelevate dal sangue del cordone ombelicale) e reinfusi nel paziente. A questo punto i linfociti T regolatori e i T che “attaccano” le cellule beta del pancreas vengono “rieducati” a controllare la risposta immune per non alterare più l’autoimmunità alla base del diabete di tipo 1. Dopo la reinfusione dei linfociti T sono stati misurati i livelli di emoglobina glicata e del peptide C a 4, 12, 24 e 40 settimane. Dopo 12 settimane dalla reinfusione dei linfociti T “rieducati”, la dose media giornaliera di insulina è stata ridotta del 38% e si sono normalizzate altre alterazioni tipiche della malattia, senza gli eventi avversi associati alla terapia.

Categories : Le applicazioni cliniche
gen
2

Approvata la prima terapia con staminali ematopoietiche del cordone ombelicale

 

Si chiama Hemacord ed è un prodotto approvato dalla Food and Drug Administration (Fda) (l’ente statunitense che si occupa della regolamentazione dei farmaci),  a base di sangue del cordone ombelicale,  utilizzabile nei trapianti di cellule staminali ematopoietiche in pazienti affetti da malattie del sangue,  come alcuni tumori ematologici e patologie metaboliche ereditarie e del sistema immunitario. Il prodotto, di cui si descrivono le caratteristiche in un articolo comparso sulla rivista scientifica Jama, firmato da Rebecca Voelker, contiene   cellule progenitrici ematopoietiche  ottenute dal sangue cordonale umano che, come è noto, rappresenta una delle fonti di staminali ematopoietiche insieme a midollo osseo e  sangue periferico. Una volta infuse nei pazienti, queste cellule si dirigono nel midollo osseo, dove si dividono e maturano, entrando poi nel torrente circolatorio e  ripristinando tutto o in parte il numero e le funzioni delle cellule del sangue. Nella scheda di prodotto è contenuto però il cosiddetto ‘boxed warning’ riguardo al rischio di graft-versus-host disease (GVHD) e altre reazioni avverse,  che richiedono il monitoraggio continuo e attento dei pazienti trapiantati. Tanto che l’Fda raccomanda di effettuare sempre una valutazione del rapporto rischio-beneficio.

 

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dic
11

Prima trasfusione di sangue artificiale ottenuto da staminali

 

Un gruppo  di ricercatori dell’Università Pierre e Marie Curie di Parigi, diretto da Luc Douay, ha creato  sangue  artificiale in laboratorio a partire da staminali ematopoietiche del midollo osseo di un volontario, trasfondendolo poi con successo nella stessa persona. I risultati, pubblicati sulla rivista Blood, sono importanti in quanto in futuro la disponibilità di sangue aerificiale potrebbe ovviare alla cronica carenza di donatori. Non solo, ma significherebbe avere un sangue di gruppo universale (0 negativo), senza rischi di infezioni, facile da conservare e utilizzabile anche nei paesi in via di sviluppo. I ricercatori hanno prelevato un campione di midollo osseo da un volontario, coltivando poi in laboratorio le cellule staminali fino a farle differenziare in globuli rossi maturi  con l’aiuto di specifici fattori di crescita. Gli eritrociti, poi reinfusi nel circolo sanguigno del donatore,  hanno dimostrato di funzionare come i globuli rossi veri, hanno una vita media identica e trasportano in modo efficace l’ossigeno.  Resta però ancora la necessità di aumentare e ottimizzare la produzione in laboratorio dei globuli rossi: per una normale trasfusione serve infatti una quantità di cellule 200 volte superiore a quella usata nell’esperimento.

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