Il latte della mamma non è solo un semplice nutrimento per il bambino, ma contiene anche cellule staminali.
Lo hanno dimostrato alcuni ricercatori della University of Western Australia che hanno presentato i risultati della loro ricerca al VII° International Breastfeeding and Lactation Symposium, organizzato lo scorso aprile a Vienna.
La ricerca era stata avviata nel 2007 dal gruppo di studio che aveva isolato alcune staminali contenute nel latte materno.
Grazie alle ulteriori sperimentazioni condotte dalla ricercatrice Foteini Hassiotou (premio AusBiotech-GSK Excellence Award 2011 proprio per la sua recente scoperta di cellule staminali nel latte materno), è stato dimostrato che è possibile estrarre dal latte materno vere e proprie cellule “bambine” multipotenti, simili alle staminali embrionali, in grado di trasformarsi in cellule di tessuti diversi.
La nuova riserva di cellule staminali nell’adulto consentirebbe agli scienziati di portare avanti le ricerche e le sperimentazioni di medicina rigenerativa senza dover affrontare il problema etico di usare embrioni.


Le sperimentazioni sull’impiego di staminali nelle malattie oculari vanno avanti: ma ora per la prima volta alcuni ricercatori dell’University of Wisconsin-Madison, coordinati da David M. Gamm, sono riusciti a ottenere in laboratorio tessuto retinico partendo da cellule staminali pluripotenti indotte, ricavate a loro volta dal sangue umano.
I ricercatori del Max Planck Institute for Molecular Biomedicine Munster (in Germania), sono riusciti a ottenere cellule staminali somatiche pluripotenti a partire da cellule della pelle completamente differenziate, utilizzando una combinazione particolare di fattori di crescita.
Contrariamente a quanto si pensava, anche gli ovociti, le cellule germinali femminili, non sarebbero destinate a esaurirsi, ma hanno la loro riserva di cellule staminali, capace di rinnovare continuamente le cellule uovo.
Il piede diabetico è una delle più comuni complicanze del diabete mellito e riguarda il 15% dei diabetici, determinando oltre l’80 per cento delle amputazioni della parte inferiore della gamba.

