Le cellule cordonali nella pratica clinica
Uso terapeutico delle cellule staminali
Dalla fine degli anni ‘80, l’uso delle cellule staminali ematopoietiche consente di trattare in modo efficace numerose patologie di natura onco-ematologica e immunologica che puoi leggere e scaricare al link:
“Indicazioni cliniche per le quali è consolidato l’uso per il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, …”
Le patologie elencate nel documento “Indicazioni cliniche…” di cui sopra, sono quelle stabilite dal Decreto del 18/11/2009 – G.U. N.303 31/12/2009, nel quale il Ministero della Salute permette:
“la conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato al neonato stesso o a consanguineo con patologia in atto al momento della raccolta, per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l’utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale, previa presentazione di motivata documentazione clinico sanitaria“.
Per saperne di più, vai alla pagina “Privato o pubblico“.
Nel cordone ombelicale sono presenti anche altre linee cellulari (dettaglio alla pagina “Staminali: cosa sono“) ancora in fase di sperimentazione; tra queste le cellule “mesenchimali” ed “endoteliali”, in grado di rigenerare tessuti cartilaginei, muscolari e ossei, sembrano essere molto promettenti in ambito ortopedico, nelle patologie cardiovascolari e in altre aree comprendenti il diabete I insulino dipendente e la paralisi cerebrale infantile. Questo nuovo ambito di applicazione viene definito di ” medicina rigenerativa”. Per altre info leggi anche la pagina “Studi clinici“.
Le cellule staminali ematopoietiche, da cui derivano tutte le cellule del sangue, sono le più studiate per le applicazioni nella pratica clinica, secondo procedure di differenziamento e trapianto.
Nei trapianti, le cellule del sangue cordonale, rispetto ad altre fonti di cellule staminali, danno l’indubbio vantaggio di:
- diminuire il rischio di aggressione delle cellule del donatore sull’organismo del ricevente (GVHD-Graft Versus Host Disease, o malattia del trapianto contro l’ospite);
- ridurre al minimo il tempo d’esecuzione del trapianto, grazie all’immediata reperibilità del campione;
- effettuare trapianti anche con una ridotta compatibilità (almeno 4/6 loci, le posizioni dei geni nei cromosomi);
- trapiantare cellule totalmente sterili (non contaminate da agenti infettivi).
Ai fini del successo del trapianto, inoltre, è essenziale infondere un numero di cellule congruo.
I protocolli sulle modalità di trapianto per endovena delle cellule staminali ematopoietiche prevedono una dose minima per kilogrammo di peso corporeo del ricevente, equivalente a 3 x 107 (30 milioni) di cellule mononucleate; ma quante più cellule si riescono a trapiantare, tanto maggiori sono le probabilità di successo del trapianto.
A tal proposito, negli ultimi anni sono stati sviluppati studi mirati a superare il limite “numerico” di cellule ottenute da unità di sangue cordonale, attraverso:
- l’infusione endovenosa di due campioni cordonali (cd. “trapianto combinato”), a favore di un miglior attecchimento,
- l’espansione ex-vivo di cellule cordonali, al fine di replicarne il numero;
- l’infusione delle staminali per iniezione intramidollare diretta, che evidenziano un recupero più rapido del numero di cellule mononucleate (in particolare neutrofili) e delle piastrine.
L’espansione ex-vivo, il trapianto dopo ridotta chemioterapia, l’infusione di cellule staminali selezionate sono tra i protocolli attualmente in via di definizione e validazione.
A seconda della patologia da trattare o applicazione medica, l’uso terapeutico delle cellule si distingue tra :
- trapianto allogenico o eterologo (quando il donatore è diverso dal ricevente delle cellule);
- trapianto autologo (quando il donatore è anche il ricevente delle cellule).
Nel trapianto allogenico o eterologo è assolutamente necessario verificare la compatibilità delle cellule staminali tra il donatore e il ricevente, attraverso un procedimento di tipizzazione tissutale, accertando che siano HLA compatibili (Human Leucocyte Antigens). Vedi anche la pagina: Test compatibilità HLA.
Nel trapianto autologo, invece, la tradizionale barriera della compatibilità tra due soggetti viene superata poiché le cellule cordonali trapiantate appartengono al soggetto stesso e, quindi, ne possiedono le stesse caratteristiche biologiche. Ciò abbassa notevolmente il rischio di complicanze come il rigetto.
Grazie a questi metodi e ad un avanzamento delle tecniche di preparazione al trapianto e di profilassi della GvHD, il numero di trapianti di unità da sangue cordonale (per uso autologo e allogenico) è aumentato in modo esponenziale (oltre 20.000), anche rispetto alle consuete fonti di cellule staminali, midollo osseo e sangue periferico.


In un congresso di Milano del 2008 la d.ssa Eliane Gluckman, che nel 1988 ha eseguito il 1° trapianto al mondo di successo con cellule del sangue cordonale, ha sottolineato che gli oltre 20.000 trapianti da cellule staminali del cordone sono stati eseguiti per trattare la stessa varietà di patologie maligne e non maligne trattate con il midollo osseo.
Dai dati diffusi dai centri trapianti internazionali, le patologie che traggono maggiori risultati dai trattamenti con le cellule staminali ematopoietiche cordonali sono:
per l’età pediatrica e adulta:
- la leucemia linfoide acuta (ALL)
- la leucemia mieloide acuta (AML)
- la leucemia mieloide cronica (CML)
per l’età adulta, seguono in termini di probabilità statistica:
- i disturbi mielodisplastici e i linfomi,
Scarica il pdf : GRAPHS OF ONCO-HAEMATOLOGICAL TRANSPLANTS IN ADULTS AND CHILDREN
(Fonte: Biology of Blood Marrow Transplantation – US- 2008)
(Bibliografia: N.2 Ballen KK, Spitzer TR “The great debate: haploidentical or cord blood transplant” Bone Marrow Transplant 2011 Mar.)
Lo sviluppo di nuove tecniche, nonché una migliore selezione delle unità cordonali da parte dei Centri Trapianto, ha determinato in questi ultimissimi anni un’inversione del rapporto tra pazienti pediatrici e pazienti adulti trapiantati con cellule staminali ematopoietiche da sangue cordonale, come evidenziato dal grafico, a livello europeo.
Come confermato dall’Onlus GITMO (Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo), il maggiore “riconoscimento” (accettazione) delle cellule cordonali, rispetto alle cellule midollari o di sangue periferico (dopo emaferesi), permette un recupero più veloce del paziente e una garanzia di successo maggiore del 20%.
Al riguardo apri il Pdf al link: “Trattamento della Leucemia Linfoblastica Acuta (ALL)“.
Vedi anche il Pdf dei “Grafici dei trapianti Eurocord e Gitmo su adulti e bambini“.
Fonte: Eapen M, Rubinstein P, Zhang MJ, Stevens C, Kurtzberg J, Scaradavou A, Loberiza FR, Champlin RE, Klein JP, Horowitz MM, Wagner JE. “Outcomes of transplantation of unrelated donor umbilical cord blood and bone marrow in children with acute leukaemia: a comparison study.” Lancet. 2007 Jun 9;369(9577):1947-54.
Fino ad oggi, l’uso allogenico tra consanguinei di campioni cordonali ha avuto una maggiore incidenza, rispetto all’uso autologo;
ma gli studi clinici di medicina rigenerativa indicano la possibilità di un utilizzo di cellule anche di tipo mesenchimale o endoteliale, in applicazione terapeutica per uso autologo, nonché allogenico.
Leggi a proposito la pagina “STUDI CLINICI”.
Nel futuro, quindi, si prevede un aumento dell’uso autologo delle unità cordonali.
Nel 2009 a livello mondiale sono stati eseguiti (fonte: www.cibmtr.org): 34.000 trapianti autologhi e 27.000 trapianti allogenici dalle tre principali fonti:
- cellule staminali emopoietiche da midollo osseo;
- cellule staminali emopoietiche da sangue venoso cordonale;
- cellule staminali emopoietiche da sangue periferico dopo stimolo con emaferesi.
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