Fabbriche di insulina per la cura delle malattie del pancreas

fonte: Hans Clevers et al./Embo Journal

E’ possibile ‘risvegliare’ il pancreas inducendolo a produrre cellule staminali che possono essere coltivate in strutture tridimensionali, diventando così fabbriche di insulina.
L’esperimento, pubblicato sulla rivista del Laboratorio europeo di Biologia molecolare (Embo Journal), è stato condotto su cellule di topo ed è la prova di principio della possibilità di coltivare le isole del pancreas, ossia le cellule che producono insulina.
La ricerca è stata condotta nei Paesi Bassi, a Utrecht, dal gruppo di Hans Clevers, dello Hubrecht Institute.

Le terapie per la cura delle malattie del pancreas, che potrebbero essere basate sui tessuti di ‘ricambio’ ottenuti in provetta e sui trapianti, stanno trovando molti ostacoli.
Non si riescono a mettere a punto sistemi di coltura cellulare efficaci per ottenere in laboratorio tessuti da sostituire a quelli danneggiati. I trapianti, invece, sono limitati dalla scarsità di donatori e dalla possibilità di rigetto.
L’esperimento offre una potenziale alternativa e il prossimo passo sarà indagare come estendere l’approccio alle cellule pancreatiche umane.

I ricercatori sono riusciti a ottenere le staminali del pancreas dei topi in un modo molto particolare: inducendo un pancreas adulto a produrre staminali in grado di diventare poi ‘fabbriche’ di insulina. Ci sono riusciti attivando delle molecole di segnalazione (normalmente inattive nel pancreas adulto) chiamate wingless/Wnt e il gene Lgr5, essenziali per la produzione di cellule staminali adulte.
In questo modo si possono produrre in modo illimitato cellule staminali del pancreas.
Le staminali prodotte sono state quindi immerse in fattori di crescita e coltivate su strutture tridimensionali, dove si sono differenziate in cellule beta, che costituiscono il cuore delle isole di Langerhans che producono l’insulina, più altri elementi del pancreas, come le cellule del dotto pancreatico e grumi di tessuto pancreatico chiamati organoidi.

”La ricerca – osserva Clevers -è ancora in una fase precoce e sono necessari ulteriori esperimenti prima di poter utilizzare tale approccio per la coltura di cellule umane, ma i risultati sono una prova di principio promettente”.

 

Fonte: Ansa – Scienza e Tecnica

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