Diabete: Pancreas artificiale con la medicina rigenerativa

Il diabete oggi può per fortuna contare su terapie molto efficaci, ma non perfette. Il modo ideale di trattare questa malattia sarebbe quello di sostituire l’organo malato, con un trapianto di pancreas, una sorta di pezzo di ricambio. “Ma questo trattamento – spiega il professor Giuseppe Orlando, trapiantologo e ricercatore presso la Wake Forest University, tempio della medicina rigenerativa– può essere offerto solo ad alcuni pazienti, in ragione dell’estrema difficoltà tecnico-chirurgica, delle pesanti complicanze della terapia anti-rigetto e naturalmente dei costi”.

In questo scenario, una nuova concreta speranza è offerta dalla medicina rigenerativa, un campo di ricerca di recente sviluppo che ha dimostrato un potenziale immenso di rivoluzionare la cura non solo del diabete, ma della maggior parte delle malattie. Fra i protagonisti della ricerca in questo campo, ci sono molti ‘cervelli’ italiani, che lavorano sia in Italia, che all’estero, come appunto il professor Orlando. La medicina rigenerativa ha consentito finora di produrre piccoli organi artificiali, come vasi sanguigni, vescica, vie aeree (trachea), vagina, uretra. E ad oggi, oltre 200 pazienti sono stati trattati con questi organi ‘artificiali’. In ambito diabetologico, la medicina rigenerativa sta cercando di produrre un pancreas artificiale in miniatura, ingegnerizzato a partire dalle cellule del paziente stesso.
Tre sono i possibili approcci alla bioingegnerizzazione degli organi: cellule staminali, biologia dello sviluppo, matrici extracellulari. “Nel caso delle cellule staminali – spiega il professor Orlando – sfruttiamo la loro capacità di generare cellule specifiche di un dato tessuto o organo. Ad oggi ci si limita ad iniettare cellule staminali in un distretto malato, nella speranza che esse rigenerino la parte lesa o danneggiata. L’approccio della ‘biologia dello sviluppo’ tenta invece di ricapitolare tutte le tappe dell’ontogenesi di un organo, attraverso stimoli di varia natura (molecolari, meccanici, termici, ecc.).
In pratica si cerca di manipolare delle cellule staminali, al fine di indurne la differenziazione in un dato tessuto o organo. Infine, l’ultimo approccio, che appare il più promettente, utilizza delle strutture di supporto dette ‘scaffold’ (impalcature), nelle quali si ‘seminano’ delle cellule (staminali e non). Lo scaffold ideale è la matrice extracellulare degli organi e dei tessuti che viene prodotto in laboratorio per ‘decellularizzazione’, cioè eliminando la componente cellulare da un pezzo di tessuto, per conservarne e utilizzarne solo l’impalcatura. Questo è il metodo che ha consentito di produrre gli organi artificiali impiantati finora in 200 pazienti.

Il grande vantaggio di un tessuto artificiale di questo tipo è che può essere trapiantato, senza dover somministrare al paziente una terapia anti-rigetto. Per quanto riguarda il pancreas, entro l’anno, dovremmo pubblicare i dati sulla matrice umana. Un importante passo avanti verso la creazione del pancreas artificiale, che non sarà però disponibile per la pratica clinica prima dei prossimi 5-10 anni”.

 

Fonte: Italia salute

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