Identificate le cellule responsabili della Leucemia mieloide acuta

Identificate le cellule dalle quali nasce la leucemia mieloide acuta (Lma). La ricerca e’ stata pubblicata sulla rivista Nature ed è molto importante per la comprensione dei processi che portano allo sviluppo della leucemia.
John Dick e colleghi (scienziati della University of Toronto) hanno scoperto che le cellule staminali ematopoietiche pre-leucemiche (Hsc) esistono in una larga proporzione di pazienti che hanno la Lma. Gli autori sottolineano che una possibile implicazione clinica di questo studio potrebbe essere quella di eradicare le cellule pre-leucemiche prima che queste acquisiscano ulteriori mutazioni che le rendano resistenti alla terapia.

Nella leucemia mieloide acuta (LMA) le cellule staminali ematopoietiche presenti nel midollo osseo (e in altre fonti come quella del sangue venoso cordonale), invece, di produrre i normali precursori delle cellule del sangue, ossia cellule che dopo un periodo di maturazione si differenziano in globuli rossi, piastrine e svariati tipi di globuli bianchi, iniziano improvvisamente a generare precursori incapaci di arrivare a maturazione ma dotatI di una straordinaria capacità di proliferazione, tipicamente tumorale.

L’aspetto più interessante della ricerca, con importanti implicazioni cliniche, è che la mutazione a carico della DNA-metiltransferasi 3a è stata individuata in differenti tipi di precursori delle cellule del sangue, ossia in diverse “linee clonali” delle staminali ematopoietiche di pazienti affetti da LMA. In particolare, nel 50 per cento dei pazienti che hanno subito una ricaduta della malattia dopo una chemioterapia i ricercatori hanno scoperto che il clone delle staminali da cui ha avuto origine la ricaduta non era correlato al clone predominante al momento della prima diagnosi, ma derivava da un altro clone, portatore anch’esso della mutazione.

Simili subcloni possono quindi rappresentare un serbatoio di cellule pre-leucemiche resistenti alla chemioterapia in grado provocare ricadute. Per questo osservano i ricercatori, anche le cellule staminali ematopoietiche pre-leucemiche dovrebbero essere prese direttamente di mira dalla terapia in modo da prevenire le ricadute.

La scoperta indica inoltre l’opportunità di ampliare la definizione di malattia minima residua (ossia, la quota residua di cellule neoplastiche non eradicate dalla terapia) per includere anche cellule staminali emopoietiche pre-leucemiche, monitorando costantemente la situazione dei pazienti portatori della mutazione.

Infine, concludono i ricercatori, sarebbe opportuno intraprendere nuovi studi per determinare il rischio di progressione a leucemia mieloide acuta in individui sani con cellule staminali ematopoietiche pre-leucemiche, in modo da formulare un’eventuale diagnosi precoce in soggetti che non presentano segni evidenti di problemi ematologici.

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