Inchiesta su Stamina chiusa: 20 indagati

La procura di Torino ha chiuso le indagini su Stamina Foundation: 20 gli indagati  tra cui Davide Vannoni, il padre della contestata terapia, presidente della “Stamina Foundation”, il suo vice Marino Andolina, neurologi, biologi, otto medici degli Spedali di Brescia e un membro dell’Aifa, l’agenzia per il farmaco.

L’inchiesta si è chiusa oggi e l’accusa per gli indagati è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, somministrazione di medicinali guasti in modo pericoloso per la salute, esercizio abusivo della professione medica.

La cancelleria del pubblico ministero di Torino, Raffaele Guariniello, ha lavorato molto nelle ultime settimane per preparare il corposo capo d’accusa in cui sono condensati gli esiti delle indagini dei carabinieri del Nas. I laboratori abusivi portati “negli scantinati” o “nascosti a San Marino nel palese intento di sfuggire ai controlli istituzionali previsti in Italia”. Le chiacchiere degli operatori sui casi di malati senza speranza che “per fortuna sono in aumento”.

Gli indagati, in pratica tutto l’entourage di Vannoni, avranno venti giorni di tempo – una volta ricevuto il cosiddetto ‘415 bis’ – per chiedere di essere interrogati o per presentare memoriali difensivi o altri documenti. Alcune posizioni sarebbero state stralciate: ciò può preludere ad archiviazioni o alla necessità di effettuare ulteriori accertamenti.

Gli ultimi mesi di accertamenti si sono concentrati sulle vicende che hanno coinvolto gli Spedali Civili di Brescia, dove la sperimentazione del metodo e’ stata prima avviata e poi bloccata. Vannoni, che aveva voluto importare dall’Ucraina il metodo con cui gli era stata curata una semiparesi al viso, aveva allestito un laboratorio in un seminterrato di Torino in via Giolitti.

Per dare un’idea del giro di denaro: infusioni a parte, servivano diecimila euro all’anno, per esempio, per lasciare le proprie cellule in custodia a San Marino in modo da riutilizzarle in futuro. A carico di Vannoni è già in corso un processo per tentata truffa alla Regione Piemonte: avrebbe tentato di ottenere 500mila euro per una sua onlus (Medicina rigenerativa, società di ricerca sulle staminali), prima tranche di un ancora più corposo finanziamento da due milioni, per aprire un laboratorio senza, però, è l’accusa, averne i requisiti.
Vannoni e’ imputato in un altro processo a Torino con l’accusa di tentata truffa ai danni della Regione Piemonte.

Al momento non si hanno quindi maggiori dettagli circa la metodologia e il funzionamento del trattamento Stamina e, grazie all’accordo di segretezza voluto fortemente da Vannoni, il ministero della Salute non potra’ rivelare il protocollo del metodo presentato dallo stesso Vannoni al primo Comitato di esperti. Di certo sappiamo che il primo Comitato istituito dal ministero della Salute lo ha bocciato all’unanimita’, esprimendo un parere negativo sull’opportunita’ di iniziare la sperimentazione clinica. Nel rapporto dei periti il metodo e’ stato bocciato perche’ “privo di consistenza scientifica” e potenzialmente pericoloso per la salute dei pazienti. Rapporto in qualche modo inficiato da una sentenza del Tar che ha indotto il ministro Lorenzin a nominare un nuovo comitato di esperti, che non ha ancora iniziato i lavori. Nel frattempo Stamina e’ andata avanti per la strada delle cure compassionevoli, trattando tutti quei pazienti che hanno vinto il ricorso al Tar.

 

Fonte: AGI.

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