Primo trapianto autologo su bambina italiana affetta da paralisi cerebrale infantile

La notizia del primo trapianto con cellule autologhe del cordone ombelicale (conservate da SmartBank) su una bambina italiana affetta da paralisi cerebrale, eseguito negli USA, dimostra ancora una volta che grande opportunità terapeutica sia la conservazione delle cellule cordonali alla nascita.
Secondo Alessandro Sidoli, Presidente di Assobiotec, l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, è anche la dimostrazione che in Italia non si deve più condannare e criticare la scelta di molte famiglie di conservare privatamente i cordoni.

“Le terapie cellulari – commenta Sidoli- rappresentano a tutti gli effetti uno degli ambiti di maggiore potenzialità per il futuro della medicina e per questo meritano di essere sviluppate all’interno di protocolli scientifici controllati. Non solo, ma questa notizia mostra anche come la collaborazione tra pubblico e privato possa dare frutti importanti in termini di avanzamento delle applicazioni terapeutiche, se gestita in modo virtuoso da entrambe le parti.
Infatti il primo trapianto cordonale, avvenuto 25 anni fa, deriva proprio da un finanziamento privato per la ricerca pubblica sulla diagnosi prenatale e l’uso delle staminali cordonali. Chi per primo eseguì un trapianto di cellule cordonali extra familiari fu proprio Joanne Kurtzberg, la coordinatrice dello studio clinico che oggi dà speranza ad una bambina italiana”.

 

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