Trapianto di cellule epatiche più efficace con staminali mesenchimali del cordone ombelicale

Il trapianto di epatociti, cioè di cellule del fegato, è una delle ultime realtà della terapia sostitutiva e le esperienze cliniche in vivo offrono prospettive incoraggianti. Le cellule epatocitarie prelevate da organi che non possono essere utilizzate per il trapianto dell’organo solido vengono separate in laboratorio, filtrate e immerse in un mezzo nutriente e poi infuse nella vena porta, da dove raggiungeranno il fegato per riprendere la loro normale attività. Si tratta di una tecnica applicabile, teoricamente, in tutte le malattie metaboliche epatiche (non però in caso di cirrosi), nell’insufficienza epatica acuta, oppure come soluzione “ponte” prima del trapianto di fegato. Per migliorare la funzionalità e la vitalità degli epatociti crioconservati prima del trapianto, alcuni ricercatori del Kings College Hospital, di Londra, hanno coltivato le cellule epatiche insieme con staminali mesenchimali umane (MSCs) ottenute dal cordone ombelicale o dal tessuto adiposo, scoprendo che questa modalità determina negli epatociti una migliore sopravvivenza e funzionalità.

I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista scientifica Stem Transplantation, sono incoraggianti: è stato infatti effettivamente evidenziato che, se le cellule staminali mesenchimali e gli epatociti sono coltivati insieme, aumenta la produzione di albumina (una delle proteine prodotte dal fegato e carente quando l’organo non funziona) dal quinto al venticinquesimo giorno di cultura, in misura maggiore che se i due tipi cellulari fossero coltivati separatamente. I risultati dello studio suggeriscono che la presenza degli epatociti è necessaria per stimolare le staminali mesenchimali a produrre fattori che favoriscono una migliore sopravvivenza cellulare.

 

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