Le cellule staminali ematopoietiche, da cui ha origine il sangue, sono le più studiate e applicate
nella pratica clinica, secondo un processo che comprende il differenziamento e il trapianto.
Secondo i dati dei centri trapianti internazionali, le patologie che trovano maggior supporto terapeutico
dalle cellule staminali cordonali sono la leucemia linfoide acuta (ALL), la leucemia mieloide
acuta e cronica (AML,CML), le immunodeficienze e le talassemie. Uno dei maggiori vantaggi del
sangue cordonale è la capacità ridotta delle cellule estratte di produrre alloreazioni (Graft Versus
Host Disease,GVHD). I protocolli sulle modalità di trapianto delle cellule staminali per endovena
prevedono una dose minima equivalente a 3 x 107 (30 milioni) di cellule mononucleate/Kg
corporeo e una istocompatibilità di almeno 4/6 loci.
I nuovi studi sui trapianti hanno dimostrato che un trapianto per endovena con almeno due unità
di sangue cordonale garantisce un miglior attecchimento perché la cellularità (ovvero la concentrazione
di cellule trapiantate) è un fattore determinante nella riuscita del trapianto così come
l’immediata reperibilità del campione e la sua sterilità (ovvero la non contaminazione delle cellule
trapiantate da parte di agenti infettivi). Studi recenti nell’impiego delle staminali per iniezione
intramidollare diretta dimostrano un recupero più rapido del numero di cellule mononucleate
(in particolare neutrofili) e delle piastrine con un numero ridotto di cellule staminali trapiantate in situ.
La conservazione del sangue cordonale offre inoltre la possibilità di sviluppare indagini diagnostiche
retroattive su patologie a carattere ereditario e/o tumorale.
Altri protocolli in corso di definizione e validazione riguardano l’espansione delle cellule staminali in
vitro, il trapianto dopo ridotta chemioterapia, l’infusione di cellule selezionate.
L’uso autologo
E’ l’uso personale delle cellule staminali, attesa la totale istocompatibilità del materiale biologico con
il soggetto da trapiantare. Per le patologie di natura genetica non è possibile l’autotrapianto a meno
che non ci sia stato un intervento di terapia genica atto a sostituire il gene difettivo con un gene
funzionante.
L’uso eterologo o allogenico
E’ l’uso delle cellule staminali per un ricevente diverso dal donatore. La probabilità che due soggetti
siano istocompatibili è assai bassa (1/40.000) e ciò viene ovviato con il numero di campioni
presenti nei registri internazionali, oggi stimato intorno ai 250.000 campioni; in questo modo
1/3 dei soggetti richiedenti cellule staminali di origine midollare, da sangue periferico o cordonale,
trova un campione disponibile nei registri internazionali.
L’uso familiare
E’ l’uso più frequente e di maggior successo in trapiantologia vista l’immediata reperibilità del
campione e la probabilità elevata di essere compatibili tra soggetti appartenenti allo stesso nucleo
familiare (1/4 di essere completamente istocompatibili). Grazie a ciò 1/3 dei trapianti a livello
mondiale viene effettuato tra consanguinei.
La tipizzazione HLA
Sigla di Human Leucocyte Antigens (antigeni umani leucocitari), detto anche sistema di istocompatibilità,
composto da molecole che si trovano sulla superficie cellulare e che si comportano come
antigeni: venute a contatto con il sistema immunitario di un individuo diverso, sono riconosciute
come estranee e suscitano una risposta immune. Il sistema HLA è alla base del rigetto dei trapianti:
se il tessuto trapiantato in un soggetto non è HLA-compatibile (ossia le cellule che lo compongono
non hanno gli stessi antigeni HLA del ricevente), il trapianto viene riconosciuto come estraneo e
rigettato. Per questo motivo, prima di eseguire un trapianto, è necessario accertare che donatore
e ricevente siano HLA-compatibili, mediante un procedimento detto tipizzazione tissutale. Oltre che
nel campo del trapianto di organi e tessuti, le molecole del sistema HLA rivestono un’importanza
fondamentale nei meccanismi di riconoscimento immunologico di tutte le sostanze estranee che
vengono in contatto con l’organismo.
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