Dalle staminali un nuovo metodo per chi soffre di calvizie

E’ il sogno di chi soffre di calvizie: avere una chioma fluente. La speranza non è ancora diventata realtà, ma gli studi scientifici più recenti fanno ben sperare. Un gruppo di ricercatori, coordinato da Xiaowei Xu, docente di Patologia, Medicina di Laboratorio e Dermatologia alla Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, ha descritto un nuovo metodo, che permette di ottenere follicoli piliferi, capaci di produrre veri capelli partendo da cellule adulte, i fibroblasti, le cellule più abbondanti nel tessuto connettivo, e convertendole poi in cellule staminali dell’epitelio capaci di rigenerare pelle e follicoli piliferi.

La sperimentazione, descritta sulla rivista Nature Communications, è stata per ora condotta solo sui topi, ma in futuro potrebbe essere applicata anche sull’uomo. I fibroblasti, al cui interno i ricercatori hanno inserito tre geni, sono stati prima convertiti in cellule staminali pluripotenti indotte (o Ipscs), che hanno la capacità di differenziarsi in qualsiasi tipo di cellula del corpo) e poi con l’aggiunta di un mix di fattori di crescita, in staminali epiteliali, le stesse cellule presenti nel cuoio capelluto sano. Una volta innestate nella pelle dei topi, le staminali epiteliali hanno generato la componente epiteliale dei follicoli piliferi.

Secondo Xu, è la prima volta che si riesce a produrre una quantità apprezzabile di cellule staminali epiteliali in grado di generare follicoli piliferi, ma pur avendo molte potenzialità (dalla cicatrizzazione delle ferite alla rigenerazione dei capelli), queste cellule non sono però ancora pronte per essere usate sull’uomo: questo metodo permette infatti di ottenere la componente epiteliale del follicolo pilifero, ma non le cellule del derma papillare (altra componente essenziale del follicolo pilifero).

Quando una persona perde i capelli, perde entrambi i tipi cellulari e bisogna trovare un modo per ottenere cellule del derma papillare in quantità sufficiente a partire dalle staminali pluripotenti. Ma la ricerca va avanti.

 

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